Miti e leggende sull’Etna

1 Marzo 2020
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L’Etna, chiamato anche Mongibello, è il vulcano più alto d’Europa e uno dei più attivi al mondo. Con i suoi 3340 Km di altezza e con un diametro di 45 km  domina, maestoso sul golfo di Catania, da cui dista 30 km.

Diventata patrimonio dell’Unesco nel 2013, rappresenta una inestimabile fonte di meraviglia e bellezza per la moltitudine di visitatori attratti dal suo fascino e dalle sue improvvise e spettacolari eruzioni, che nel corso dei secoli lo hanno reso protagonista di numerosi miti e leggende.

Scopriamoli insieme!

La leggenda di Encelado, il terribile gigante

La mitologia greca narra che il gigante Encelado,  il maggiore dei giganti e uno dei più temuti, figlio di Gea e di Urano decise di togliere il potere a Giove per governare lui il mondo.Per raggiungere il cielo, aiutato dai suoi fratelli  mise tutte le montagne del mondo una sopra l’altra. Quando furono vicini, Giove molto arrabbiato scagliò un fulmine sui giganti distruggendo tutte le montagne, che con i loro resti seppellirono i giganti. Encelado sepolto sotto l’Etna, ferito, non riusciva ad uscire, e con la sua rabbia insostenibile cominciò a sputare fuoco e fiamme che risalirono e uscirono violentemente dal cratere del vulcano distruggendo tutto ciò che incontravano nel loro cammino. I contadini della zona terrorizzati fuggirono per mettersi in salvo, ma fortunatamente Encelado placò la sua ira e si arrestò cosi la prima eruzione dell’Etna.

La rabbia di Encelado verso Giove  continua ancora, e ogni tanto si fa sentire con nuove eruzioni e boati.

La leggenda di Efesto, ripudiato dalla madre

Nella mitologia greca Efesto è il dio del fuoco, delle fucine e della metallurgia.

Quando la madre, la dea Era lo partori’, terrorizzata dal brutto aspetto del neonato lo lanciò giù dall’Olimpo. Caduto in mare, fu salvato da due ninfe, Teti ed Eurione che lo allevarono come un figlio, Crescendo Efesto divenne molto abile a forgiare i metalli, creando incantevoli gioielli per le due ninfe. Quando la madre Era, venne a conoscenza che i gioielli erano stati forgiati dal figlio decise di incontrarlo  per ordinargli di costruirle un trono, certa che Efesto non l’avesse riconosciuta. Ma Efesto riconobbe che la dea era la madre che da piccolo lo aveva abbandonato e decise di vendicarsi. Realizzò per lei un bellissimo trono magico, e non appena la dea si sedette non riusci più ad alzarsi. Per liberarla dall’incantesimo Zeus, l’unico che riusci a convincere Efesto a sciogliere l’incantesimo, gli promise in sposa la bellissima Venere e gli permise  di tornare all’Olimpo. Ma dopo un po’ di tempo, i continui tradimenti di Venere e i sbeffeggiamenti per la sua bruttezza, lo convinsero a lasciare l’Olimpo e a rifugiarsi nelle profondità del monte Etna, per continuare a lavorare i metalli.

La leggenda di Aci e Galatea, storia di uno struggente amore

Il mito narra del grande amore di Aci, bellissimo e giovane pastore, figlio del dio Fauno e della ninfa Simetide, e di Galatea, la più amata e la più bella delle cinquanta  nereidi (ninfe del mare). Ma anche il ciclope Polifemo con un occhio solo in fronte,si era invaghito della giovane ninfa, dalla quale era stato varie volte rifiutato e, una sera mentre gli innamorati  si erano incontrati in riva al mare, accecato dalla gelosia scagliò un grosso masso contro Aci, uccidendolo. Alla vista del corpo martoriato del suo innamorato Galatea cominciò a piangere ininterrottamente destando la compassione degli dei, che per consolarla trasformarono il sangue di Aci in un fiume che scendeva dai pendii dell’Etna e sfociava nel tratto di spiaggia  dove i due innamorati si incontravano, dando cosi la possibilità ai due innamorati ci stringersi in un abbraccio per l’eternità.

Sono diverse  le località situate nella provincia di Catania che ci ricordano questo mito: Aci Catena, Aci Trezza, Aci San Filippo, Aci Sant’Antonio, Aci Castello, Aci Bonaccorsi.

La leggenda dei fratelli Pii, protagonisti di un miracolo

La leggenda narra di due giovani contadini, Anapia e Anfinomo, i quali, mentre lavoravano assieme ai loro anziani genitori, nei campi ai piedi del maestoso monte Etna, furono sorpresi da un’improvvisa violenta eruzione. In preda alla paura iniziarono a correre per fuggire alla lava, ma i loro genitori non più giovani, non riuscivano a stargli dietro rimanendo abbastanza lontani. I due giovani preoccupati per i loro genitori li presero sulle loro spalle, rallentando però la loro corsa, mentre la lava si avvicinava sempre più a loro. Ad un tratto avvenne il miracolo, la lava ormai giunta ad un passo dai fratelli, si separò in due lingue di fuoco, lasciando incolumi i fratelli e i loro genitori.

I catanesi rimasero stupefatti da quanto accaduto e soprannominarono i due ragazzi “Fratelli Pii” e il luogo dove avvenne il miracolo, “Campi Pii”.

Il mito di Tifeo, il mostro con tre teste

Il mito narra di un gigante,Tifeo, figlio di Tartaro, personificazione degli inferi, e di Gea, la Madre Terra. Acerrimo nemico di Zeus, colpevole di aver sconfitto i Titani, anch’essi figli di Gea, Tifeo cercò di impadronirsi dell’Olimpo, e Zeus lo puni’ gettandolo dentro l’Etna, e  da allora iniziò a sputare fiamme e fuoco.

Egli si trova cosi al di sotto dell’isola, in una  posizione decisamente scomoda, sulla mano destra regge Peloro, sulla sinistra Pachino, Lilibeo si trova sulle sue gambe, e l’Etna sulla testa. Tifeo, ancora inferocito con Zeus, vomita spesso sabbia e fiamme dalla bocca e quando prova a muoversi dalla sua posizione provoca terremoti.

Il mito di re Artù, sovrano di Camelot

Ferito dal figlio e sul punto di morte, il re volle che la sua spada spezzatesi durante il duello venisse riparata. L’arcangelo Gabriele che in quel momento passava da li’, volle esaudire l’ultimo desiderio di Artù e lo portò in Sicilia, sull’Etna, dove potè saldare con la lava la sua spada e  felice si addormentò in una grotta sul vulcano.

Al suo risveglio rimase folgorato dalla bellezza del paesaggio, il mare che si vedeva in lontananza, il cielo azzurro, i bellissimi fiori colorati, il profumo degli agrumi.

Innamoratosi di queste bellezze, supplicò gli dei di farlo vivere ancora in quel paradiso. Esaudita la sua richiesta, il re costrui’ una grotta dentro l’Etna, dove potè continuare a vivere e vegliare affinché il vulcano non distruggesse quella meravigliosa natura.

Si dice oggi che il vulcano si sveglia e sputa lava quando re Artù torna in Inghilterra a portare i dolci frutti e i fiori della Sicilia ai bimbi inglesi.

Secondo una leggenda inglese anche l’anima della  regina Elisabetta I risiederebbe nel vulcano, dopo aver fatto un patto col diavolo in cambio del suo aiuto per governare il regno.

Si narra anche che, durante l’eruzione del 252 d.C. un anno dopo il martirio di santa Agata, i catanesi presero il velo della Santa, rimasto intatto dal fuoco del suo martirio, e ne invocarono il suo aiuto. Subito l’eruzione cessò, e il velo divenne rosso sangue.

Ancora oggi si invoca il nome della santa contro il fuoco e i fulmini.

A periodi abbastanza ravvicinati, questo magico e misterioso vulcano ci incanta con le sue spettacolari eruzioni, attirando l’attenzione e la curiosità di numerosi turisti da tutte le parti del mondo.

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